
Molte conquiste di territori oltre mare sono state possibili grazie alla grande efficienza e sicurezza per quanto riguardava la costruzione delle navi.
Nell’epoca della pre-industrializzazione fu la più grande Arsenale che il mondo avesse mai visto, l’area in cui si sviluppava raggiungeva i 46 ettari, e anche le persone che lavoravano al suo interno erano un numero vastissimo, quasi 2000.
La sua collocazione fin dall’inizio non fu messa a caso , i veneziani la misero in un punto molto strategico della città, in quella posizione subire attacchi diventava quasi impossibile . Dopo il XIII secolo incominciarono altri lavori di ampliamento dove costruirono l’Arsenale nuovo, le Corderie , le Fonderie , officine di Artiglieria. Divenne cosi una vera e propria risorsa sul piano economico per lo scambio con altre città per via mare.
Dopo il 1453 dopo la caduta di Costantinopoli e quindi con le prime invasioni turche questa Arsenale fungeva da vera e propria difesa per la città, dove furono poste una porta sull’acqua eretta nei primi del 600 e la porta di terra che rappresenta la prima opera rinascimentale a Venezia.
In una nuova area, detta Tana, sorsero le corderie, dove venivano prodotte a livello industriale le funi navali, bene prezioso nell'antichità, al più basso costo possibile, con il vantaggio di rimanere indipendenti da terzi in caso di guerra. La materia prima (la canapa, usata anche per il calafataggio degli scafi) proveniva prevalentemente dalla foce del fiume Don, sul Mar d'Azov, dove i Veneziani avevano stretto importanti accordi commerciali.
Il successivo governo napoleonico del Regno d'Italia, di cui Venezia entrò a far parte, apportò alcune modifiche sul piano strutturale, per rimetterlo in attività e nell'ottica di aumentarne la produttività.
Negli anni successivi l'Arsenale si avviò ad un lento declino, ormai incapace di soddisfare le enormi esigenze delle moderne forze navali, fino al suo parziale abbandono. In anni recenti si è comunque cercato di ridare importanza all'Arsenale, inserendovi alcune attività culturali e ponendo il problema del suo recupero, che in ogni caso risulta problematico data la vastità dell'area.





